Reggio Emilia

La ceramica

Faenza BergantiniLa produzione della ceramica è una delle realtà industriali più rilevanti della regione. In tutti i paesi vengono esportate piastrelle e mattonelle prodotte a Sassuolo, in provincia di Modena, e a Casalgrande, in provincia di Reggio Emilia. L’evoluzione di tecnica e cultura ha avuto luogo attraverso i secoli nella produzione artigianale di manufatti in ceramica, sia di uso comune sia d’arte.

Questa tradizione nasce a Faenza dove la ceramica d’arte ha fama tanto antica e consolidata che nelle lingue di mezza Europa il nome della città è diventato simbolo di “maiolica”, ovvero terracotta smaltata in bianco all’ossido di stagno e decorata con colori vivaci. Interessanti città sono anche note per la diffusione di quest’arte tradizionale, in provincia di Parma, in particolare a Noceto, nota per i suoi vasi da farmacia, e a Collecchio, dove si è sviluppato uno stile particolare, caratterizzato dai fondi bianchi con decorazioni che vanno dal color ruggine all’azzurro intenso. Da non dimenticare i tradizionali boccali, un tempo presenti nelle osterie e nelle trattorie popolari, che oggi costituiscono la principale produzione della botteghe di Imola.

Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza è uno dei più importanti musei d'arte ceramica del mondo, ed è situato a Faenza. Nelle sale espositive sono raccolte le opere delle officine di ceramica italiana dal Medioevo all'Ottocento; del Vicino Oriente Antico; di area mediterranea in epoca ellenistica; precolombiana e islamica. Un'ampia sezione è dedicata alla ceramica moderna e contemporanea. Dal 1963 il Museo promuove, con scadenza biennale, un concorso internazionale sulla ceramica artistica, che gli ha consentito di ampliare le sue raccolte con opere provenienti da tutto il mondo. Tutto ebbe origine con l'Esposizione Internazionale di Faenza del 1908 dedicata al terzo centenario della nascita di Evangelista Torricelli.

Museo FaenzaUn intero quartiere della città fu attrezzato per il prestigioso evento che vide confluire a Faenza gli artisti più noti nel campo delle cosiddette Arti Applicate. Fu un grande successo e Gaetano Ballardini, animatore della manifestazione e ideatore del nascente Museo delle ceramiche, poté raccoglierne i frutti iniziando a collocare, nelle sale dell'ex convento di San Maglorio, la raccolta delle ceramiche. Gaetano Ballardini si preoccupò sin dall'inizio di stabilire saldi rapporti con le scuole di formazione tecnica ed artistica. Fu promotore di mostre nazionali e internazionali, fino a dar vita alla rivista specializzata Faenza.

L'identità del Museo si riconobbe nella Scuola di Ceramica, oggi Istituto d'Arte per la Ceramica "Gaetano Ballardini", nel recupero scientifico delle tecniche antiche della ceramica e nella successiva promozione e vendita dei prodotti ceramici del tempo. Unico nel suo genere, il Museo faentino acquisì sempre maggior prestigio a livello internazionale e già nel 1926 comprendeva, oltre alle collezioni antiche, anche una sezione dedicata alle celebri fabbriche di ceramica europea e ai più qualificati ceramisti contemporanei. Durante la seconda guerra mondiale il Museo fu pesantemente bombardato e anche allora Ballardini, nonostante la non più giovane età, si mise all'opera, raccogliendo fondi, sensibilizzando il mondo dell'arte e le istituzioni così che già dal 1949 poté riaprire le prime sale espositive.

Fu allora che l'amore per la ceramica di grandi artisti, come Picasso, Leger, Matisse e Chagal, li portò a donare importanti opere al museo. Nel dopoguerra iniziarono le donazioni di intere collezioni private e grande eco ebbero, nel mondo del collezionismo, quelle che ne integrarono magnificamente il già cospicuo patrimonio: Merenghi, Benini, Ugolini, Rusconi, fino a quelle più recenti di Cora, Fanfani e Cantagalli. Ad oggi il Museo vanta un corpus di oltre 40.000 reperti ceramici.
 

 

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