Reggio Emilia

Il ferro battuto

L’artigianato del ferro battuto ha in Emilia Romagna una tradizione ben consolidata, che ha continuato a prosperare per tutto il XX secolo. Le caratteristiche di quest’arte sopravvivono più per ragioni turistiche che produttive, tra le vie di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza, un borgo di aspetto medievale, sorto alla fine dell’Ottocento, che accoglie numerose botteghe artigiane.
La lavorazione artistica del ferro è ancora praticata in tutta la regione, in alcuni centri prevale una particolare lavorazione come a Ciano d’Enza, provincia di Reggio Emilia, dove si producono letti e altri oggetti di arredamento o a Brisighella, provincia di Ravenna, dove si possono trovare repliche di antichi lampadari e attrezzi per il camino.

Grazzano Visconti

L'artigianato di Grazzano Visconti è noto per il metallo lavorato artisticamente a martello, come si usava nel passato, con i più bravi allievi che diventavano abili fucinatori capaci di forgiare al martello una rosa con tutti i suoi sottilissimi petali, di realizzare robuste cancellate senza collegare gli elementi mediante saldatura autogena od elettrica.

FornaceLa lavorazione del ferro a Grazzano è già fiorente nella seconda metà I dell'Ottocento con la ditta Savi Giuseppe, fabbro tutto fare con laboratorio nel caseggiato posto di fronte alla portineria del castello. Il figlio Francesco fu tra i primi artigiani a collaborare con il conte Giuseppe Visconti di Modrone nell'arredo del nascente borgo in stile medioevale. A lui si deve la singolare incastellatura ad arco con quattro briglie porta secchi a testa di drago che caratterizza il pozzo di piazza Gian Galeazzo Visconti. Tra i lavoranti dell'officina Savi si distinse un giovane di nome Cesare Leonardi nella cui bottega prese corpo la grande cancellata che divide il paese dal parco del castello e l'artistica grata nella navata della chiesetta di piazza Guido Visconti di Modrone.

Fu la lettura della pagina del Vangelo che racconta del tradimento dell'apostolo Pietro, a suggerire a mastro Cesare l'idea di forgiare il gallo di Grazzano: quello originale e' infatti alto 33 centimetri, gli anni di Gesù. Il gallo - certo il più celebre soggetto del ferro battuto piacentino - non piacque subito al Visconti che preferiva un'altra opera del Leonardi, la cicogna. Di diverso parere erano però nobili e artisti ospiti di Grazzano; a far capitolare le convinzioni del duca Giuseppe fu la Regina d'Italia Elena di Savoia, che vedendo uno dei galli nel laboratorio di Cesare Leonardi ebbe ad esclamare "Pare proprio che canti". Mi sembra ancor ieri - soleva raccontare il maestro Leonardi ormai canuto - quando la Regina Elena mi chiamò a Villa Savoia per disegnare la cancellata e il fronte dei balconi che furono poi realizzati a Grazzano, e che siano armoniosi come quelli di Grazzano Visconti, si raccomandava la Regina.

Oggi a Grazzano, cittadella dell'artigianato creativo assediata dal prodotto di serie, il martello continua a battere il ferro nella officina ormai centenaria dei fratelli Savi ove si lavora per il mercato europeo e con frequenti e numerose commesse dei paesi orientali: Tokyo e Taiwan sono mete usuali per i componenti di arredamento made in Grazzano Visconti.

 

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